Baschi Blu

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Alla fine degli anni sessanta, intellettuale in armi (così mi aveva definito Michele Campanella, primo Comandante dei Baschi Blu) ero approdato, transitando per il II Celere di Padova, proveniente dalla Squadra Mobile di Bologna, ad Abbasanta, sede del R.P.A.. Essendo pittore, ero stato invitato dal Comandante Ricciato a realizzare dei dipinti da destinare all’arredo dello "spaccio". Fu così che intrapresi la non facile impresa di realizzare sette grandi tele ad olio che per molti anni rimasero collocate nella sala convegno spaccio divenendo, col tempo, i simboli stessi del Reparto. Realizzai queste opere nell’arco di un anno e mezzo circa, talvolta col consenso e altre volte con qualche difficoltà postemi dai diversi Comandanti che nel frattempo si erano avvicendati ad Abbasanta.
In quegli anni la Sardegna era la regione ove si verificavano il maggior numero di reati di abigeato e sequestri di persona. Pensai di interpretare "a mio modo" la vicenda complessa dello scontro/incontro fra banditismo e forze dell’ordine. È da precisare che i primi contingenti di Baschi Blu sbarcati in Sardegna erano formati da personale del continente che non conoscendo il vasto territorio, gli usi, i costumi e la lingua del luogo, avevano avuto non poche difficoltà di tipo operativo e logistico. Successivamente, il superiore Ministero aveva ritenuto di inviare fra i "Baschi Blu" diversi agenti originari della Sardegna; erano state così formate nuove squadriglie con la presenza fra le fila di molti sardi che effettivamente avevano incrementato l’integrazione con la popolazione indigena che via via non considerava più questi tutori dell’ordine come "truppe di occupazione". Al contrario si poté assistere a molti fidanzamenti e a numerosi matrimoni con le ragazze del luogo, cosa che capitò anche a me.
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