L'Unione Sarda - Baschi Blu

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Album fotografico
Di Antonio Masala da "L'Unione Sarda"
Pagarono con tre Caduti la lotta spietata alle bande dei sequestratori
Sbarcano in 700 col basco blu che scende a mezza fronte e subito, per tutti, sono i poliziotti baschi blu. Arrivano da Padova, primavera del 1966.
La Sardegna è in mano a delinquenti che ammazzano e sequestrano, che ricattano e rapinano. Anni neri, nerissimi. Lo Stato, ministero dell’Interno, replica inviando in Barbagia il meglio che la piazza della legge passa, giovani addestrati al reparto celere di Padova. Tiratori scelti, ragazzi capaci di marciare per ore e ore. Ma la Sardegna è un’altra cosa, ha un’altra storia, un altro territorio.
I baschi blu pagheranno un dazio pesantissimo, tre morti ammazzati in due conflitti a fuoco. A “Funtana Fridda” di Mamoiada ci lascia la vita l’agente Michele Servodidio, febbraio del 1967.
Quattro mesi dopo a “Osposidda” di Orgosolo una squadriglia dei baschi blu incrocia una banda di delinquenti ed è guerra. Si spara per ore, per tutto un pomeriggio. Da una parte la legge, dall’altra la banda capitanata da Graziano Mesina. Perdono la vita gli agenti Pietro Ciavola e Antonio Grassia, due figli del sud. Morti, feriti. Le cronache di allora raccontano di “conflitto mai visto in Sardegna”. Qualche giorno dopo nelle campagne di Orgosolo una squadriglia recupera il corpo di Miguel Atienza, ex legione straniera, luogotenente di Grazianeddu Mesina.
Due episodi, i più tragici, fra i tanti che hanno lasciato il segno del passaggio in terra sarda dei ragazzi di Padova.
Un passaggio non facile, accompagnato anche da critiche che il tempo ha sentenziato ingiuste.
Se le cronache dal 1968 al 1970 non registrano neppure un sequestro di persona, quando i sequestri quasi non si contavano più non c’è dubbio che una buona parte di merito va dato ai baschi blu.
Vincenzo Carrozza, oggi questore di Oristano, quegli anni potrebbe scriverli tutti, dal primo all’ultimo giorno. «Il reparto era particolarmente addestrato per operare nelle zone più impervie, nel periodo in cui rimase in Sardegna si distingue in particolare nella ricerca e nella cattura dei latitanti. Dopo un normale periodo di ambientamento i risultati arrivarono e furono davvero straordinari». Il primo ottobre di trent’anni fa, l’allora capitano Paolo Angioni riceve la telefonata dal capo della Polizia Vicari: si parte. I baschi blu lasciano la Sardegna. La commissione di inchiesta sul banditismo in Sardegna ritiene che il fenomeno si possa battere con meno poliziotti e più lavoro. I baschi blu servono da altre parti d’Italia, dove monta la protesta della piazza e il terrorismo piomba come una cappa rossa. La stessa cappa di terrore che presto riscenderà sull’Isola dove il lavoro promesso non arriva e i sequestri riprendono come prima e più di prima. Quando ormai dei baschi blu resta solo il ricordo.
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