Il Racconto di Emilio Pazzi - Baschi Blu

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Racconta di banditi, sequestri come si racconta di favole. Come i nostri nonni del Piave e di Caporetto. E noi, ragazzini, lì ad ascoltare incantati. Possibile? Sì, purtroppo. Due ore con Emilio Pazzi, prefetto per lo Stato italiano ma sempre poliziotto a tutte stelle per i sardi, è ripercorrere sul filo della memoria-verità “certi anni”, gli anni di fuoco.
Sequestrati a decine, morti ammazzati che neppure più si contavano, rapine e bardane nelle notti d’inverno. Emilio Pazzi nel ‘67 è a Reggio Emilia, commissario. Il capo della Polizia Vicari che ne ha una stima mai tradita, lo chiama in questa terra di banditi dove lo Stato manca. Pazzi sbarca a Nuoro dove i “baschi blu”, il corpo speciale della Polizia anni ‘60 che combatte le vette più aspre della criminalità, hanno incominciato a battere le campagne: 750 agenti speciali che militarizzano l’Isola.
Ad Emilio Pazzi niente sfugge di quegli anni. «Nuoro aveva tre squadre mobili, il territorio era sorvegliato giorno e notte, la delinquenza era tanta: Zente de onzi arrazza bi vidi». Il prefetto non ha perso niente della sua terra, la stretta di mano sincera anche col peggior delinquente, il dialetto logudorese distillato con amore materno. «Dal ’67 non me ne sono più andato, salvo 6 mesi in Calabria per il sequestro Casella. Tutto il resto in Sardegna con mio sommo piacere». Questore a Oristano, Nuoro, Cagliari. Adesso prefetto nella capitale con compiti ispettivi: il massimo della carriera.
«Si è lavorato tanto, andavo in campagna, parlavo con i pastori, entravo nel loro spirito, e ne ho arrestati tanti».
Emilio Pazzi ha “trattato” 130 sequestri, catturato più di 20 latitanti, due conflitti a fuoco, degli arresti non tiene più conto. «La mia vita è stata scandita dai sequestri. Nasce la prima figlia, sequestro Saba; la seconda, sequestro Racugno. Anni di lavoro con uomini eccezionali. I “baschi blu” giravano da una parte all’altra, giovani che non conoscevano l’isola ma si muovevano e questo era importantissimo per il territorio». Però i sequestri erano all’ordine del giorno. «Questa è una verità storica, ma questo fenomeno era tutto da esplorare, tecniche differenti da quelle moderne, territorio diverso. Però abbiamo scoperto pentiti e arrestato centinaia di persone, tutte condannate. Oggi per fortuna c’è il blocco dei beni, allora ognuno ci metteva mano e spesso ecco i danni enormi. Oggi il sequestro non paga ma allora era così e se le cose sono cambiate è perché uomini come quelli, baschi blu compresi, hanno sputato l’anima, rischiando di persona. Adesso confesso una storia. In occasione di un sequestro feci l’emissario e andai in auto con un amico del sequestrato che quando si trattò di incontrare i delinquenti se la fece addosso. Gli diedi un calcio per calmarlo. Andò bene, 2 notti dopo arrestammo i sequestratori». Che non sapevano di avere a che fare con Emilio Pazzi.
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